Turismo religioso, viaggio tra fede e territori

Turismo religioso

Il turismo religioso riscopre l’Italia

Ci sono viaggi che portano lontano.  E poi ci sono viaggi che permettono di riscoprire l’Italia partendo dai suoi luoghi più autenticiÈ il caso del turismo religioso, un fenomeno in crescita che unisce fede, cultura, paesaggio, tradizioni e conoscenza dei territori. Ogni anno sono oltre 300 milioni i pellegrini e i viaggiatori che nel mondo raggiungono santuari, luoghi della fede, cammini spirituali e itinerari legati alla dimensione religiosa. Il comparto genera un impatto economico globale stimato in oltre 18 miliardi di euroMa dietro questi numeri c’è molto di più. C’è il desiderio di fermarsi, camminare, conoscere. C’è la ricerca di un’esperienza autentica e il rapporto con comunità, borghi e paesaggi spesso lontani dai grandi circuiti turistici.

Cammini, borghi e luoghi della fede

Anche in Italia il turismo religioso è in forte crescitaA favorire questa evoluzione sono soprattutto i grandi cammini spirituali e gli itinerari della fede. Percorsi che attraversano territori diversi e permettono di scoprire chiese, santuari, monasteri, piccoli borghi e paesaggi. Il viaggio diventa così anche un modo per conoscere la storia e le identità locali. Il Ministero del Turismo ha inserito la valorizzazione dei cammini religiosi tra gli strumenti di promozione del territorio.  Una strategia che punta a rafforzare percorsi capaci di unire turismo lento, cultura, spiritualità e sostenibilità.Milano ad agosto

Il Cammino di Francesco

Tra le iniziative di maggiore rilievo c’è il Cammino di FrancescoL’itinerario attraversa cinque Regioni italiane: Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Toscana e UmbriaIl percorso mette in relazione luoghi della fede, borghi, paesaggi e patrimonio culturale. È un’esperienza rivolta non soltanto ai pellegrini.  Sempre più viaggiatori scelgono infatti questi itinerari per entrare in contatto con un’Italia fatta di piccoli centri, tradizioni e paesaggi. Un modo diverso di viaggiare.

  • Più lento.
  • Più attento.
  • Più vicino alle comunità che abitano i territori.

La Basilicata punta sul turismo della fede

Un’altra esperienza significativa arriva dal Mezzogiorno. È il progetto dell’Itinerario Religioso dell’Area Sud della Basilicata, attualmente in fase di attuazione e promosso dal GAL “La Cittadella del Sapere”. Il progetto coinvolgerà 27 Comuni del territorioL’obiettivo è creare una rete di luoghi della fede, santuari, tradizioni spirituali e patrimonio paesaggistico. La valorizzazione dell’identità locale diventa così parte di una più ampia strategia di sviluppo sostenibile. L’iniziativa punta inoltre a una dimensione internazionale attraverso la collaborazione con la World Religious Tourism Network, presente in 18 Paesi. L’Area Sud della Basilicata potrebbe così entrare nei circuiti internazionali del turismo religioso.

Un viaggio che valorizza le comunità

Il turismo religioso può diventare una risorsa importante soprattutto per le aree interneI cammini portano visitatori in luoghi spesso esclusi dai tradizionali itinerari turistici. E il visitatore non incontra soltanto un santuario.

  • Incontra un paese.
  • Una piazza.
  • Un artigiano.
  • Una cucina locale.
  • Una tradizione.
  • Un paesaggio.

È questo uno degli elementi più interessanti del turismo religioso contemporaneo: la possibilità di trasformare il pellegrinaggio in una esperienza completa del territorio.

La proposta di una sede nazionale

Alla luce della crescita del comparto, il Coordinatore per l’Italia della World Religious Tourism Network, il giornalista Biagio Maimone, insieme a Marcello Guadalupi, neo Presidente della Fondazione dei Commercialisti di Milano, rivolge un appello al Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. La proposta è quella di creare una sede istituzionale nazionale dedicata al turismo religiosoUna struttura che dovrebbe promuovere, coordinare e tutelare un settore considerato strategico per il futuro del Paese. La richiesta nasce dalla consapevolezza che il turismo religioso rappresenta una realtà economica, culturale e sociale di grande rilievo.  Può infatti generare sviluppo sostenibile, occupazione e nuove opportunità per le comunità locali. Per questo viene ritenuta necessaria una governance stabile e riconosciuta.

Il valore dei luoghi della fede

La crescita del turismo religioso porta però con sé anche una responsabilità.  I luoghi della fede non sono semplicemente destinazioni turistiche. Sono spazi che custodiscono storia, memoria, cultura e identità“Il turismo religioso rappresenta una risorsa strategica per l’Italia – afferma Biagio Maimone – ma proprio per la sua particolare natura necessita di una struttura istituzionale dedicata”. L’obiettivo, spiega Maimone, è accompagnare lo sviluppo del settore senza perdere la sua dimensione spirituale e culturale. “I luoghi della fede – sottolinea – custodiscono la storia, la memoria e l’identità dei popoli. Non possono essere considerati semplici prodotti turistici”. La vera forza del turismo religioso sta quindi nella possibilità di unire economia e cultura, sviluppo e spiritualità, promozione e rispetto del sacro.

Dalla Basilicata a San Salvador

La proposta italiana si inserisce in un percorso internazionale.  Un appuntamento significativo è stato il Congresso internazionale sul turismo religioso “Tierra de Fe Viva”, svoltosi il 10 luglio 2026 a San SalvadorL’evento è stato promosso dal Tourism and Society Think Tank attraverso la rete mondiale e patrocinato dal Ministero del Turismo di El Salvador. Al termine dei lavori è stata adottata la Dichiarazione di San Salvador. Il documento definisce le linee guida per lo sviluppo del turismo religioso nel periodo 2026-2028Tra le priorità figurano la tutela dei luoghi sacri, la sostenibilità, la cooperazione internazionale e la prevenzione dell’eccessiva commercializzazione delle destinazioni di pellegrinaggio. Al Congresso hanno partecipato rappresentanti istituzionali, leader religiosi, operatori turistici e media internazionali. Tra i protagonisti anche il Ministero del Turismo di Israele, che ha ribadito l’importanza di un turismo religioso responsabile, accessibile e sostenibile.

Basilicata, un modello per il Mezzogiorno

In questo scenario assume particolare rilievo l’ingresso dell’Area Sud della Basilicata nella World Religious Tourism NetworkIl progetto viene considerato un possibile modello di sviluppo territoriale per il Mezzogiorno. La valorizzazione dei cammini, dei santuari e del patrimonio spirituale può contribuire a contrastare lo spopolamento delle aree internePuò inoltre creare nuove opportunità occupazionali e sostenere le economie locali.  “L’ingresso dell’Area Sud della Basilicata nella World Religious Tourism Network dimostra come il turismo religioso possa diventare un concreto motore di sviluppo economico e sociale”, dichiara Biagio Maimone. “La Basilicata possiede un patrimonio spirituale, culturale e paesaggistico straordinario che, attraverso una strategia sostenibile, può generare crescita, occupazione e nuove prospettive per le comunità locali”.

Dalla fede alla scoperta del territorio

Il valore economico del turismo religioso non si limita alle strutture ricettive. Il settore coinvolge ospitalità, ristorazione, mobilità lenta, servizi culturali, artigianato e valorizzazione dei borghiÈ una filiera che può creare benefici diffusi. Per un piccolo centro, l’arrivo di pellegrini e viaggiatori può significare nuove occasioni per ristoranti, strutture ricettive, attività artigianali e servizi locali. E può contribuire alla destagionalizzazione dei flussi turistici, distribuendo le presenze anche al di fuori dei periodi tradizionalmente più frequentati. In questo senso il turismo religioso può diventare una delle forme più interessanti di turismo esperienziale.

L’ospitalità religiosa italiana

Un ruolo importante è svolto anche dall’Associazione Ospitalità Religiosa ItalianaL’associazione riunisce oltre 1.200 strutture tra conventi, case per ferie, istituti religiosi e realtà di accoglienza presenti sul territorio nazionale.  È una rete che rappresenta un modello di ospitalità accessibile, solidale e sostenibile. Una parte importante dell’esperienza del pellegrino passa infatti proprio dall’accoglienza. Dormire in una struttura religiosa, incontrare una comunità o fermarsi in un piccolo centro può diventare parte integrante del viaggio.

“Sviluppo senza perdere l’anima”

“Investire nel turismo religioso significa investire nel futuro dell’Italia – conclude Maimone – perché significa creare sviluppo senza perdere l’anima dei territori”. La sfida è costruire un modello nel quale crescita economica e valori spirituali possano convivere. Un modello capace di offrire nuove opportunità senza snaturare il significato più profondo del viaggio religioso.  Anche Marcello Guadalupi sottolinea il valore economico e occupazionale del settore. “Se sostenuto da una visione nazionale strutturata, il turismo religioso può diventare un motore di crescita diffusa, capace di sostenere imprese, occupazione e competitività dei territori, soprattutto a favore delle nuove generazioni”, dichiara Guadalupi.

“Religious Tourism for Peace”

La World Religious Tourism Network ha inoltre rafforzato la collaborazione con l’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana di Fabio Rocchi. La rete ha rilanciato lo slogan internazionale “Religious Tourism for Peace”Il messaggio è chiaro: il viaggio religioso può diventare uno strumento di dialogo. Un’occasione per favorire la conoscenza tra culture e religioni diverse. E per contribuire alla costruzione di percorsi di pace, fraternità e cooperazione.

Un’altra strada per conoscere l’Italia

Il futuro del turismo religioso italiano passa dunque dai grandi cammini, ma anche dai piccoli borghi e dalle comunità locali. Passa dai santuari e dai luoghi della fede, ma anche dalle tradizioni, dall’accoglienza e dalla cultura dei territori. È un modo di viaggiare che permette di scoprire e “gustare” l’Italia con uno sguardo diversoPiù lento. Più consapevole.  Più vicino alle persone e ai luoghi. La vera sfida sarà far crescere questo comparto senza trasformare la spiritualità in una semplice esperienza commerciale. Perché il valore del turismo religioso non sta soltanto nella destinazione raggiunta. Sta soprattutto nel viaggio, nell’incontro e nella storia che ogni territorio custodisce.

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