C’è un Salento che tutti conoscono, quello delle spiagge, del mare cristallino e delle località più celebri. E poi ce n’è un altro, più discreto e sorprendente, che si scopre entrando nei piccoli borghi. È il Salento delle pietre antiche, dei palazzi nobiliari, delle chiese barocche, degli ulivi e delle tradizioni che ancora oggi raccontano l’identità di una terra. Per un Ferragosto diverso, Lequile, a pochi chilometri da Lecce, offre proprio questo viaggio. Una passeggiata nel suo centro storico diventa così un itinerario tra arte, storia e cultura dell’olio. Un modo per conoscere una parte autentica della Terra dei Due Mari e, nello stesso tempo, assaporarne l’atmosfera.
Lequile, un borgo da scoprire lentamente
A circa cinque chilometri da Lecce, Lequile accoglie il visitatore con eleganti palazzi, balconi decorati e stemmi gentilizi. Sono le tracce di un passato segnato dalla ricchezza e dalla vivacità culturale. Una storia strettamente legata anche alla produzione e al commercio dell’olio lampante. Il Comune stesso presenta oggi il territorio attraverso la sua storia, i luoghi d’interesse e il patrimonio culturale. Tra i luoghi segnalati figurano anche il Convento dei Francescani e altri elementi del patrimonio locale. «Lequile è uno scrigno di tesori», racconta il sindaco Vincenzo Carlà. Una definizione che ben riassume l’atmosfera del paese, dove l’architettura dialoga continuamente con la memoria e con le tradizioni.
L’aquila di pietra, simbolo del paese
Arrivando da Lecce, il primo elemento che cattura l’attenzione è la grande aquila in pietra leccese al centro della rotatoria. È il simbolo di Lequile e ritorna nello stemma comunale, sul frontespizio della chiesa madre, sui palazzi gentilizi e negli apparati decorativi della chiesa di San Vito. Da qui comincia un percorso che porta nel cuore del borgo. Di fronte alla rotatoria appare la chiesa di San Nicola, riconoscibile per la sua particolare cupola maiolicata. L’edificio fu progettato dall’architetto Salvatore Miccoli, autore anche della chiesa di San Vito e della chiesa Mater Domini di Mesagne. Poco più avanti, accanto alla chiesa madre, si incontra Palazzo Battista. Il suo balcone è un piccolo teatro di pietra. Maschere apotropaiche, sirene alate, figure mitologiche e due curiosi satiri catturano lo sguardo del visitatore. Sono proprio questi dettagli a rendere speciale una passeggiata a Lequile.
Barocco, palazzi e storie da raccontare
A spiegare alcuni dei particolari più curiosi è il professor Antonio Margiotta, studioso di storia locale. Il fondatore di Palazzo Battista, di origine ebraica e successivamente convertitosi al cattolicesimo, avrebbe lasciato sul balcone una sorta di ironica testimonianza della propria storia personale. Accanto al palazzo si trova la chiesa madre, ricca di altari in stile tardo barocco. La facciata è dominata dalla maestosa aquila, mentre all’interno tele e statue di santi sono incorniciate da una ricca decorazione. Il percorso conduce poi nella piazza principale. Qui si affacciano il palazzo dei principi Saluzzo e le sedi degli uffici comunali. Al centro della piazza si innalza la colonna di San Vito, patrono di Lequile. Realizzata nel 1694 dallo scultore Oronzo Rossi, la colonna in pietra leccese presenta una base piramidale decorata con motivi floreali e sirene alate.
La strada verso San Vito
Dall’ex convento delle Cappuccinelle, oggi sede degli uffici comunali, partono due eleganti vie che formano una V e conducono verso piazza San Vito. È qui che la passeggiata diventa quasi un racconto. Palazzi con giardini nascosti, case a corte e piccole chiese accompagnano il visitatore. Tra queste c’è la chiesa della Madonna Immacolata, protagonista dei festeggiamenti dell’8 dicembre. Alla fine del percorso appare la chiesa dedicata a San Vito, ancora una volta legata al ome dell’architetto Salvatore Miccoli. Gli interni sorprendono per la ricchezza degli altari, decorati in foglia d’oro. È un patrimonio che trova la sua massima espressione durante la Festa di San Vito, celebrata l’ultimo weekend di giugno, quando il paese si anima con una grande fiera mercato, musica, luminarie e fuochi d’artificio.
Il convento francescano, tra arte e memoria
Uno dei luoghi più preziosi di Lequile è il Convento dei Frati Francescani Minori, fatto erigere nel XVII secolo. Il complesso custodisce un refettorio affrescato, un prezioso coro ligneo e una biblioteca di grande interesse. Nel refettorio le scene dedicate alla vita di San Francesco convivono con un grande festone popolato da putti intenti a giocare. Un dettaglio vivace e quasi sorprendente, che rende gli affreschi ancora più vicini allo sguardo del visitatore. Sulla lunetta principale è raffigurata l’Ultima Cena. La scena permette anche di ricostruire alcuni aspetti dell’alimentazione dei francescani, legata alla tradizione mediterranea. Ma il vero tesoro è anche tra i libri. La biblioteca conserva 2.085 volumi, tra cinquecentine, seicentine e settecentine, oltre a edizioni rare. L’Università del Salento ha avviato un lavoro di studio sulla raccolta. Particolarmente interessanti sono le Aldine, piccoli libri che, secondo il professor Margiotta, i monaci potevano portare facilmente con sé.
L’olio lampante, la ricchezza nascosta sotto terra
A Lequile la storia dell’olio non si legge soltanto nei documenti. Si può anche vedere. Nella frazione di Dragoni, dedicata a San Basilio, esistevano almeno otto frantoi ipogei. Uno di proprietà comunale è visitabile. Scendendo negli ambienti sotterranei si incontrano grandi macine di pietra, vasche per la decantazione dell’olio e spazi nei quali uomini e animali trascorrevano lunghi periodi durante la lavorazione. Questi frantoi raccontano una delle pagine più importanti dell’economia salentina. Qui si produceva soprattutto olio lampante, destinato all’illuminazione. Il prodotto raggiungeva il porto di Gallipoli e da lì partiva verso importanti mercati europei. La ricchezza generata dall’olio contribuì anche alla crescita artistica del territorio. Palazzi gentilizi, chiese barocche e luminarie sono parte di una storia nella quale economia, arte e devozione si sono incontrate.
Quando l’olio illuminava le feste
Le luminarie salentine hanno una storia che affonda le proprie radici proprio nella cultura dell’olio. Le strade attraversate dalle processioni venivano decorate con piccoli lumi alimentati dall’olio lampante. Poi arrivarono le lampade a petrolio, l’elettricità e infine le moderne illuminazioni a LED. A Lequile questa tradizione trova una delle sue espressioni più spettacolari nella Festa di San Vito. È il momento nel quale il borgo si riempie di luce e la storia diventa una festa condivisa.
Il sapone e i sapunari di Lequile
L’olio ha alimentato anche un’altra attività: la produzione del sapone. Secondo il professor Margiotta, a Lequile esistevano diverse fabbriche. Tra queste vi era quella della famiglia veneziana del marchese Pietro Maria Ferraroli, fondata nel 1751. I produttori di sapone, chiamati in dialetto sapunari, continuarono la loro attività fino ai primi anni del Novecento. Uno di loro, Luigi Signore, ottenne anche un importante riconoscimento a Genova nel 1912. È una storia che aggiunge un altro tassello al mosaico economico e sociale del paese.
Dragoni e le fitolacche monumentali
Dopo aver attraversato chiese, palazzi e frantoi, vale la pena fermarsi davanti a due straordinari monumenti naturali. Nel rione Paladini, ai confini con San Pietro in Lama, si trovano due grandi esemplari di fitolacca, Phytolacca dioica L. L’Amministrazione comunale ha ottenuto il loro inserimento nel Registro regionale degli alberi monumentali protetti dalla Regione Puglia. Sono alberi che appartengono alla memoria della comunità. Sotto la loro ombra si sono incontrate generazioni di abitanti. Piazza Europa, dove si trovano, è anche uno spazio adatto ad accogliere iniziative ed eventi culturali. Oggi la loro presenza assume un significato ancora più importante. In un periodo nel quale le città sono chiamate a confrontarsi con temperature sempre più elevate, alberi monumentali e spazi verdi rappresentano una risorsa da proteggere.
Un Ferragosto tra cultura e gusto
Lequile può diventare così una tappa ideale per chi vuole vivere il Salento oltre le destinazioni più conosciute. Il mare può essere il punto di partenza della giornata. Il borgo, invece, può diventare la destinazione del pomeriggio e della sera. Qui il viaggio cambia ritmo. Si cammina tra la pietra leccese e le facciate barocche. Si entra nelle chiese. Si scende nei frantoi ipogei. Si ascoltano le storie degli abitanti. E si comprende quanto la cultura del cibo e dell’olio abbia contribuito a costruire l’identità di questo territorio. È questo il fascino dei piccoli borghi del Salento. Non chiedono soltanto di essere fotografati. Chiedono di essere ascoltati.
Lequile, il gusto di un Salento autentico
A Lequile il patrimonio non è soltanto quello custodito nelle chiese e nei palazzi. È anche nelle tradizioni, nella memoria del lavoro, nell’olio, nelle feste, nei sapori e nell’accoglienza. Per questo un Ferragosto qui può trasformarsi in qualcosa di più di una semplice escursione. Può diventare un viaggio nella storia di una comunità.
Perché il vero gusto del Salento non è soltanto quello che si porta a tavola:
è quello che rimane dentro dopo aver incontrato un luogo, le sue storie e la sua gente.
#Lequile #Salento #Puglia #ItaliaDaGustare


