Export agroalimentare italiano: oltre 67 miliardi

Export agroalimentare italiano

L’agroalimentare italiano continua a rafforzare il proprio ruolo tra i principali motori del Made in Italy nel mondo. Qualità, tradizione, identità territoriale e capacità di innovare sono gli elementi che consentono alle imprese del settore di conquistare quote crescenti sui mercati internazionali. Nel 2025, secondo il report dedicato al comparto agroalimentare dell’Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di BPER Banca, le esportazioni italiane hanno superato i 67 miliardi di euro, confermando un percorso di crescita strutturale che negli ultimi quindici anni ha visto l’export aumentare a un tasso medio annuo del 6,1% in valore e del 3,1% in quantità. Un risultato che testimonia non solo la capacità dell’Italia di esportare di più, ma soprattutto quella di valorizzare sempre meglio le proprie produzioni. Nel 2025, infatti, i prodotti appartenenti alle fasce di prezzo più elevate hanno rappresentato circa il 40% del valore complessivo dell’export agroalimentare, contro il 24% del 2015.

 

Qualità e prodotti ad alto valore aggiunto

La crescita dell’agroalimentare italiano sui mercati esteri è sempre più legata alla qualità, alla riconoscibilità dei prodotti e al valore dell’origine. Un modello che consente alle imprese italiane di competere non soltanto sui volumi, ma soprattutto attraverso prodotti distintivi e ad alto valore aggiunto. In questo percorso, le denominazioni DOP e IGP rappresentano uno strumento fondamentale per tutelare e valorizzare le eccellenze dei territori. Anche il saldo commerciale conferma la forza del settore. Nel 2025 l’intera filiera agroalimentare italiana ha generato un avanzo superiore ai 15 miliardi di euro, in forte crescita rispetto ai poco più di 3,6 miliardi registrati nel 2015.

Le eccellenze che conquistano i mercati esteri

A trainare la competitività italiana sono alcune grandi icone del Made in Italy agroalimentare. Tra queste figurano il caffè torrefatto, la pasta di grano duro, i grandi formaggi DOP come Parmigiano Reggiano e Grana Padano e il Prosecco DOP. Accanto a questi prodotti trovano spazio numerose altre specialità che contribuiscono al successo dell’Italia nel mondo: prodotti della pasticceria e della panificazione, cioccolato e prodotti da forno, oltre a specialità della salumeria come lo speck. Importante anche il contributo delle bevande, con i vini IGP, le acque minerali e naturalmente il Prosecco. Completa il quadro il comparto ortofrutticolo, dove le mele rappresentano una delle produzioni italiane più competitive sui mercati internazionali.

Europa e Nord America restano i mercati principali

La crescita dell’export agroalimentare italiano è stata sostenuta soprattutto dai mercati europei e dal Nord America.  Nel 2025 il mercato unico dell’Unione europea ha assorbito quasi il 60% delle esportazioni agroalimentari italiane, rispetto al 56,5% del 2015. Anche il Nord America ha aumentato il proprio peso, grazie soprattutto alla domanda proveniente dagli Stati Uniti. Una concentrazione geografica che ha favorito la crescita degli ultimi anni, ma che rende oggi sempre più importante diversificare le destinazioni dell’export.

Il rallentamento nel 2026

Le prime stime relative al 2026 segnalano infatti un rallentamento della crescita. Secondo le previsioni di ExportPlanning relative al primo semestre, le esportazioni agroalimentari italiane verso il Nord America sono stimate in calo del 9,3%, mentre quelle dirette verso l’area MENA registrano una flessione del 7,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.  Nell’area MENA pesano soprattutto le tensioni geopolitiche e le difficoltà logistiche lungo le principali rotte marittime. Le criticità riguardano in particolare prodotti molto richiesti nell’area, come l’olio d’oliva e la frutta fresca. Negli Stati Uniti, invece, il rallentamento è legato all’indebolimento della domanda, al nuovo contesto tariffario e alla normalizzazione degli acquisti dopo la buona tenuta del 2025. Tra i comparti che hanno mostrato le maggiori difficoltà figurano le bevande alcoliche e l’olio con gli altri condimenti. Al contrario, pasta, prodotti lattiero-caseari, salumi, acque minerali e prodotti da forno avevano mantenuto un andamento positivo, anche grazie a un temporaneo anticipo degli acquisti in vista dell’introduzione di nuovi dazi. Questo effetto, però, sembra essersi progressivamente esaurito nel corso del 2026.

Nuovi mercati per continuare a crescere

Il percorso degli ultimi dieci anni conferma la solidità del modello agroalimentare italiano, fondato sulla qualità e sulla valorizzazione dell’origine. La crescita dell’export, l’aumento del surplus commerciale e il maggiore peso dei prodotti di fascia alta dimostrano come le imprese italiane siano riuscite a intercettare una domanda internazionale sempre più orientata verso prodotti distintivi, certificati e fortemente legati ai territori. Le incertezze geopolitiche e commerciali rendono però sempre più strategica la ricerca di nuovi mercati. In questa prospettiva, gli accordi commerciali dell’Unione europea con nuovi partner, come quelli con i Paesi del Mercosur e con l’India, potrebbero rappresentare importanti opportunità di sviluppo per l’agroalimentare italiano. Parallelamente, resta centrale il rafforzamento della tutela delle indicazioni geografiche. Proteggere le produzioni DOP e IGP significa infatti difendere non solo un patrimonio culturale e territoriale unico, ma anche il valore economico e reputazionale delle eccellenze italiane nel mondo. L’agroalimentare Made in Italy continua così a dimostrare la propria capacità di competere sui mercati internazionali. La sfida dei prossimi anni sarà mantenere questo vantaggio, diversificando le destinazioni dell’export e rafforzando la tutela di quei prodotti che hanno reso l’Italia uno dei punti di riferimento mondiali per qualità, gusto e identità territoriale. 

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