Un viaggio tra gusto e memoria: il cibo irpino si racconta
Il vento che scende dalle colline di Mercogliano profuma di pane caldo, olio Ravece e caciocavallo stagionato. È il respiro dell’Irpinia più vera, quella che si è raccontata nella quinta tappa del progetto “Praesentia”, svoltasi il 28 luglio al Palazzo Abbaziale di Loreto. Titolo dell’evento: “Il nettare di Bacco. L’Irpinia di Campania Divina”. Al centro della scena, il cibo irpino, raccontato attraverso piatti d’autore, ingredienti locali, vini pregiati e gesti antichi. Un’esperienza multisensoriale, fatta di sapori intensi, storie sincere e radici profonde.
Sapori d’Irpinia: la cucina che emoziona
Il cibo irpino non è solo nutrimento. È cultura, racconto, identità. Lo dimostra il percorso gastronomico proposto durante l’evento, dove tradizione e innovazione hanno dialogato in modo armonioso.Ogni piatto, ogni sorso di vino, ogni aroma ha restituito al pubblico un pezzo di Irpinia: i suoi orti, le sue greggi, i suoi frantoi e le sue cucine familiari.
Il raviolo d’autore: eleganza e sostenibilità

Ad aprire la serata, un piatto firmato dalla chef stellata Michelina Fischetti del ristorante Oasis Sapori Antichi di Vallesaccarda (AV), premiato con la Stella Michelin e la Stella Verde. Il suo raviolo di ricotta con salsa di noci e aglio bruciato ha conquistato tutti per equilibrio e raffinatezza. Una ricetta contemporanea, ma profondamente legata al territorio. Nel c alice, il Fiano di Avellino DOCG 2022 di Terredora ha offerto una sinfonia minerale e floreale, esaltando il piatto e completando l’esperienza gustativa.
Cibo irpino della tradizione: il pacchero che sa di casa

Accanto all’alta cucina, il cibo irpino più autentico: quello delle trattorie, dei cortili, delle nonne. Lo chef Sabino Alvino della Trattoria Valleverde ‘Zi Pasqualina ha proposto un mezzo pacchero avellinese con pomodori di varietà locali, basilico fresco e pecorino bagnolese. Un piatto semplice, ma carico di significati. A renderlo ancora più intenso, il Greco di Tufo DOCG Giallo d’Arles 2024 di Quintodecimo, un bianco strutturato e persistente.
Ravece, l’anima dell’Irpinia in un filo d’olio
Il cibo irpino è indissolubilmente legato all’olio. E l’olio Ravece è il suo ambasciatore più autentico. Prodotto dalle cultivar locali, l’Irpinia Colline dell’Ufita DOP dell’Oleificio Fam è un olio extravergine fruttato e intenso, dal gusto netto, capace di raccontare la terra con ogni goccia. È l’oro verde delle colline, il legame tra mani contadine e paesaggi silenziosi. Un ingrediente che non accompagna soltanto, ma firma ogni piatto con personalità.
Eccellenze locali: il mosaico del gusto irpino
Una tavola che parla irpino è una tavola ricca, vera, profonda. Durante la serata, sono stati protagonisti assoluti:
- Il caciocavallo podolico della Cooperativa Molara
- Il prosciutto irpino del Salumificio Ciarcia
- La salsiccia irpina del Salumificio De Nunzio
Non solo salumi e formaggi. Il cibo irpino è anche ortaggi rari e antichi, come il broccolo aprilatico, l’accio di Gesualdo e la cipolla ramata di Montoro. Tesori verdi che resistono nel tempo grazie alla passione dei piccoli produttori.
Un dolce che unisce gusto e riscatto
A concludere la degustazione, una crema al caffè delicata e simbolica. Nata dalla collaborazione tra Arcangelo Gargano e le donne della cooperativa Le Lazzarelle, è un dessert che unisce dolcezza e giustizia sociale. E per chiudere davvero in bellezza, due liquori dal cuore irpino: l’Amaro dell’Abbazia di Montevergine e la Ratafià di Nonna Erminia, che riportano in bocca antichi sapori e ricette tramandate.
Musica e atmosfera: la posteggia napoletana
Il gusto si è fuso con la musica grazie alla voce di Aurora Giglio, che ha interpretato con eleganza la posteggia napoletana, creando un’atmosfera calda e coinvolgente. Una cornice perfetta per brindare al cibo irpino e ai suoi protagonisti, in un connubio tra note e sapori che ha emozionato il pubblico.
Il Palazzo Abbaziale di Loreto: storia e spiritualità
Non è un caso che la serata si sia svolta qui, nel cuore dell’Irpinia. Il Palazzo Abbaziale di Loreto è uno dei più importanti esempi di architettura monastica del Settecento campano. Edificato tra il 1733 e il 1755, oggi ospita il Museo Abbaziale, una biblioteca ricca di testi rari e un prezioso archivio storico. Al suo interno si trova anche la chiesa di Santa Maria di Loreto, con eleganti decorazioni barocche. Un luogo che racchiude arte, cultura e spiritualità. E che, per una sera, ha accolto anche il racconto vivo del cibo irpino.
Cibo irpino: un patrimonio da scoprire
La quinta tappa di Praesentia ha acceso i riflettori su una terra che ha ancora tanto da dire. In Irpinia, il cibo è territorio, storia, emozione. Il cibo irpino non si limita al palato: coinvolge tutti i sensi, parla al cuore, resta nella memoria. È un invito a esplorare borghi, conoscere produttori, scoprire tradizioni vive. Chi sceglie l’Irpinia sceglie un’Italia più autentica. Un’Italia da gustare.


